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Gianni Depaoli nasce a Ivrea il 4 marzo 1961. Vive e lavora a Candia Canavese. Diplomato in Ragioneria, sostiene corsi di pittura, disegno, aerografia e lavorazione delle resine. Da sempre affascinato dalle creazioni materiche, scopre e sperimenta i materiali più disparati quali resine, gomme, siliconi, ferro, cenere e ruggine, affiancandole successivamente alla forma classica della pittura (olio e acrilica). Con profonda e interessante utilità didattica, sperimenta e riproduce repliche di pesci, parti anatomiche e sezioni edibili. Il primo esperimento è sulla platessa: un’interessante esperienza che troverà un nuovo impulso questa volta indirizzato verso forme d’arte ancora più elastiche.
Le sue installazioni (a parete e a terra) realizzate con materiale vario, sono indirizzate alla creazione di “situazioni limite”, necessarie per risvegliare e stimolare l'interesse dell’osservatore. Il compito di Depaoli è proprio quello di sollecitare lo spettatore a non essere il testimone passivo del degrado ambientale e intellettuale. Osservatore attento e sensibile della realtà che ci circonda, l’artista muove la sua guerra contro l’ipocrisia e la mistificazione, contro la decadenza dei valori, l’incuranza dell’uomo verso la natura e l’individualismo più esasperato. Fonte inesauribile delle sue creazioni, è la voglia incontrollabile di vedere oltre la soglia, quella di curiosare nel backstage della vita. Gli elementi delle sue opere sembrano attraversare il supporto che le obbliga, tendono a recidere nervi e tessuti con la voglia inconscia di fluttuare libere in uno spazio senza limiti: la manipolazione di elementi organici (in prevalenza pesci), inglobati in resine trasparenti, tele o supporti vari, tende a fermare le lancette del tempo bloccandone, con gli ingranaggi, anche il processo di decomposizione. Soggetti che testimoniano il degrado o gli atti cruenti verso gli animali e le persone, vengono incartati nelle stesse pagine dei quotidiani che ne riportano la notizia fino a diventare un manifesto. Situazioni e argomenti vissuti di pancia, dalle viscere, con sofferenza: la stessa provata nel momento della creazione. Ed ecco che dita, mani e braccia, diventano le protuberanze dell'anima con il compito immane di materializzare le sensazioni, le impressioni, i presentimenti, lo stupore... Petrolio, acqua, sangue: elementi che deflagrano e traboccano dalle opere come da una versione rivisitata del Vaso di Pandora. |