Derive planisfero tecnica mista su cemento, reperti organici marini, lapis, metacrilato, plastica, resina. cm 120x90 anno 2026.

Derive

Il progetto esplora le trasformazioni degli ecosistemi marini contemporanei attraverso un’indagine sui fenomeni di inquinamento, surriscaldamento delle acque, accumulo di plastica e migrazioni forzate delle specie ittiche causate da infrastrutture artificiali, canali di navigazione e acque di zavorra.

Le opere sono realizzate esclusivamente con pelle di scarto ittico, materiale residuale dell’industria alimentare, rielaborato come superficie sensibile e archivio biologico. La pelle diventa luogo di iscrizione delle tensioni ambientali in atto, restituendo una mappatura fragile e instabile delle alterazioni marine.

Agendo come epidermide collettiva, il materiale conserva tracce di stress, adattamento e deterioramento, evocando un mare vulnerabile e permeabile, sottoposto a pressioni sistemiche e irreversibili. Il progetto propone una riflessione sul mare come organismo vivo e politico, in cui natura e artificio si intrecciano in una condizione di deriva permanente

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homepage porzione di mare web

Installationi

Ecco una breve spiegazione che si concentra in modo specifico su come Gianni Depaoli esprime la sostenibilità e le preoccupazioni ambientali attraverso le sue installazioni:

Attraverso opere immersive e di grande scala, presentate in mostre personali come Mare Nero, Allarme Ambiente e Oceaniche Alchimie, Rossomare mette lo spettatore di fronte alle conseguenze delle azioni umane sugli ecosistemi marini. Le sue installazioni incorporano spesso materiali organici di origine marina, in particolare pelli di cefalopodi, trasformando scarti biologici in opere d’arte.

In questo modo, Depaoli trasforma il materiale stesso in una testimonianza: esso porta con sé memoria, fragilità e le tracce di ciò che è stato consumato e poi scartato. Le sue installazioni ci ricordano che il mondo naturale è allo stesso tempo fonte e vittima, e che il nostro rapporto con esso definisce il futuro del pianeta.

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Abissi: Equilibri interdipendenti

Un’arte che nasce dagli scarti ittici per trasformare lo spreco in significato.

Attraverso pelle, lische, squame e inchiostro, queste opere uniscono estetica ed etica, denunciando l’assurdità dello spreco alimentare e invitando a ripensare il nostro rapporto con cibo, natura e memoria culturale.

Non celebrazione del consumo, ma gesto consapevole di recupero e rispetto: una pratica artistica contemporanea che restituisce dignità a ciò che è invisibile e apre nuove prospettive sulla sostenibilità.

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Corpus di opere: Genesi e Apologia del mare

Il lavoro artistico di Gianni Depaoli affonda le sue radici in una storia familiare profondamente legata al mare, dove l’attività della pesca si tramanda di generazione in generazione.

Questa eredità non rappresenta solo un contesto, ma il punto di partenza di un processo di trasformazione. Gli oggetti provenienti da questo universo — reti usurate, frammenti restituiti dall’oceano, rifiuti dimenticati — diventano la materia di una riflessione artistica in cui nulla è immobile.

Al centro della sua pratica emerge già l’idea di passaggio: da un uso a un altro, da una funzione a un nuovo significato. È proprio in questa logica di metamorfosi che la sua opera esprime tutta la sua forza.

I rifiuti marini, raccolti e poi plasmati dalle sue mani, cambiano statuto per diventare forme sensibili e cariche di senso.

Ciò che era abbandonato viene così riattivato, trasfigurato, quasi riabilitato. Ogni opera incarna una mutazione, al tempo stesso materiale e simbolica, in cui il degrado lascia spazio a una nuova forma di vita.

Attraverso questo gesto, Gianni Depaoli non si limita a riciclare: rivela il potenziale nascosto di questi resti e inscrive il suo lavoro in una dinamica di trasformazione continua, profondamente connessa alle sfide ambientali contemporanee.

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