Gianni Depaoli
La sua ricerca si fonda sull’utilizzo di materiali di scarto organici marini – in particolare pelli e inchiostri di cefalopodi – trattati con aghi d’acciaio e bisturi per indagare e nobilitare la materia senza alterarne la naturale bellezza e trasparenza. L’upcycling diventa un gesto etico e poetico: lo scarto, residuo di ciò che ha nutrito l’essere umano, si trasforma in memoria e linguaggio visivo. Dall’edibile che nutre il corpo, all’arte che nutre lo spirito.
La cifra stilistica di Depaoli è un’indagine costante sul comportamento umano, sulle sue compromissioni e sui deterioramenti ambientali e sociali, letti attraverso materiali organici marini. Le “schiuse di ovature” e le superfici lacerate evocano vitalità, sensualità della materia e ciclicità del tempo, restituendo una visione profonda e arcaica della vita.
Dal 2007 espone in musei, enti istituzionali e rassegne internazionali. Nel 2011 è invitato alla Galleria d’Arte Moderna di Genova Nervi per la personale Rossomare, con un’opera acquisita nella collezione permanente.
Tra le principali esposizioni si ricordano la Biennale di Venezia, la Biennale Italia-Cina, Paratissima Torino, Milano e Bologna, l’Acquario Civico di Milano, il Museo di Scienze di Genova, il Museo La Specola di Firenze, il Museo Piaggio di Pontedera, l’Ambasciata Italiana a Montecarlo, la GAM di Roma e la Venaria Reale.
È membro del Comité National Monegasque de l’AIAP – Association Internationale des Arts Plastiques, organismo affiliato all’UNESCO. Nel 2024 viene scelto per rappresentare le United Nations Sustainable Development Action Campaign – Hope in Action con l’opera Parabellum, una ricerca artistica che unisce materia, etica e visione contemporanea.
Nasce nel 2026 Il nuovo progetto “Derive” che apre un ulteriore capitolo della sua ricerca, indagando la cementificazione selvaggia, l’urbanizzazione incontrollata e le migrazioni dei pesci causate dal surriscaldamento dei mari e dai trasporti navali con acque di zavorra. Un’indagine che mette in relazione ambiente, trasformazioni forzate degli ecosistemi e responsabilità umana, proseguendo il dialogo tra materia, etica e visione contemporanea.
